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Il creatore di Prison Break rompe il silenzio sulla misteriosa svolta di Michael

Martedì 11 Aprile 2017
Prison Break

Il creatore di Prison Break rompe il silenzio sulla misteriosa svolta di Michael

"Cos’è successo a Michael negli ultimi sette anni? Per me, è la spinta centrale della stagione”, Paul Scheuring dice a The Hollywood Reporter.

[Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler sulla premiere della serie evento della Fox Prison Break, “Ogygia”]

Michael Scofield (Wentworth Miller) è morto. Lunga vita a Kaniel Outis.

La domanda principale dei fan di Prison Break avrà risposta nella premiere del revival… beh, più o meno. Intanto, il fratello di Michael, Lincoln Burrows (Dominic Purcell) combatte con la notizia che il suo fratellino morto potrebbe non esserlo affatto, e potrebbe essere vivo e non così in forma in una prigione dello Yemen chiamato Ogygia.

Ma come è possibile? Come potrebbe essere sopravvissuto Michael all’evento di Prison Break: The Final Break,  in cui sacrificava la sua stessa vita per far fuggire sua moglie Sara Tancredi (Sarah Wayne Callies) di prigione? Il come e il perché di tutto rimane senza risposta, ma durante la premiere, Lincoln scava nella tomba di Michael, e rimane scioccato nel vedere che non c’è alcun corpo nella bara.

“E’ stata una scena dura. E’ stato difficile scriverla,” dice il creatore e produttore esecutivo Paul Scheuring a The Hollywood Reporter. “Ad un certo punto, scavando nella tomba sembrava assurdo. Ma allo stesso tempo, è l’unica cosa che Lincoln può fare. Provare per credere: se il corpo è nella bara, tutto per niente. Ma se il fratello è ossessionato e dice, ‘Devo sapere, devo mettere la cosa a tacere una volta per tutte, e devo sapere se il corpo è nella bara’. Alla fine del giorno, ho deciso che Lincoln ne aveva bisogno, quella compulsione, era più grande della mia modestia come scrittore. Andava fatto alla fine. Dovevate saperlo.”

E ora lo sappiamo, tranne che c’è un nuovo mistero in atto: perché Michael finge di non essere Michael? Alla fine della premiere, Lincoln e C-Note (Rockmond Dunbar) vanno in Yemen a far visita a Michael, ma in qualche modo il vivissimo fratello rifiuta di conoscere il suo passato. La svolta solleva più di qualche domanda, secondo il produttore esecutivo Vaun Wilmott.

“Alla fine del primo episodio, vogliamo davvero lasciare un segno sul personaggio di Michael,” dice “Chi è? Cosa è diventato? E’ lui? Se non è lui, chi è quest’uomo che è esattamente come lui? E ancora, se è lui, possono questi sette anni averlo cambiato così tanto?”

C’è dell’altro, MIchael ora ha un nuovo nome: Kaniel Outis, un nome tirato fuori direttamente dal poema da cui prende spunto la nuova serie di Prison Break.

“Sono quasi certo che Paul lo ha preso dall’Odissea”, dice Wilmott. “Quello è il nome che Odisseo, quando ritorna da anni di presunte morti, usava: Outis”.
Scheuring conferma l’origine di Outis, aggiungendo, “E’ greco, vuol dire ‘nessuno’. E questa presa in giro: ‘Chi ha fatto questo? Nessuno.’ Ho pensato che sarebbe bello se Michael avesse un nome come quello di un un fantasma. Lui è nessuno.”

Durante la premiere, Michael compare come un fantasma su un altro livello: è più un fantasma che un personaggio, una forza che aleggia sulla storia, appare in una manciata di scene. E’ una scelta che divide alcuni fan nascondere Michael per la maggior parte della premiere. Ma è una scelta del team creativo, compreso il produttore esecutivo Michael Horowitz, calorosamente difeso.
“Penso che sia davvero affascinante,” dice. “E’ un tentativo di tenere in sospeso il pubblico da una cosa che vogliono davvero. Ti mette nei panni di Lincoln di scoprirlo e si intensifica il mistero. Scoprirete di più negli episodi successivi. Non vi diamo tutte le risposte subito.”

Dal punto di vista di Scheuring, il creatore di Prison Break sentiva come “se si facesse un disservizio se Michael Scofield spuntasse fuore e tornasse indietro all’inizio della nuova stagione, e avessimo detto, ‘Era tutto un sogno’”. Invece, è stato interessante andare giù nella tana del coniglio e usare il mistero di Michael che riappare come forza portante della stagione.

“Ho voluto una ragione più misteriosa del fatto che lui sia scomparso,” dice. “C’è qualcosa, episodio dopo episodio, da scoprire. Inizialmente era solo Lincoln che va da Michael alla fine dell’episodio, e gli dice “Sono qui ti tirerò fuori”, e Michael “Bene”, è come… mi sento come è stato fatto nella stagione tre. Diventa questo tropo in Prison Break dove un fratello arriva e dice ‘Ti tirerò fuori’ e l’altro ‘Bene!’ Ma se prendiamo l’intera idea e la mettiamo nella sua testa, e quest’uomo respinge il fratello - dopo dice, ‘Non sono Michael Scofield’ - allora è una svolta che nessuno ha visto arrivare. E’ parte di questa domanda: cos’è successo a Michael negli ultimi sette anni? Per me, è la spinta centrale della stagione.”

“Era una decisione dura da prendere, per tenere uno dei tuoi leader - la tua stella - fino alla fine del primo episodio”, aggiunge Wilmont. “Ma penso perché è morto, Paul ha preso la miglior decisione di creare un mondo nuovo, tornare a Prison Break dopo tutto, ricostruire l’idea di Michael e scoprire che è ancora vivo. Siamo insieme al personaggio per la scoperta, invece di saltare indietro.”
I misteri che circondano Michael continueranno per l’intero arco di episodi, con un mucchio di risposte lungo la strada. Ma suona come una domanda che non avrà risposta per un po’ di tempo: la storia dietro i tatuaggi di Michael. Dopo tutto, l’ultima volta il pubblico lo ha visto, l’inchiostro di Michael è stato laserato nella stagione quattro.

“Sì, ho sentito a riguardo,” Scheuring scherza, prima ammette che i tatuaggi di Michael sono “parte della mitologia della serie: ha tatuaggi, e ha un piano. Detto questo, questo era un concetto nuovo 12 anni fa. Ora è familiare, tanto che altre serie se ne sono appropriati. Ho voluto rigirare tutto nella sua testa. Qual’è lo schema dei tatuaggi? Alla fine della stagione c’è un doppio-triplo schema inverso. Spero che sia gratificante per il pubblico.”

di The Hollywood Reporter
traduzione di Valeria Runcio



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