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Wentworth Miller e il successo di Prison Break

Venerdì 12 Settembre 2008
In occasione della doppia premiere della quarta stagione di Prison Break, TVAddict (thetvaddict.com) ha intervistato il protagonista Wentworth Miller, alias il bellissimo Michael Scofield. Di seguito ve la proponiamo ma ovviamente attenti agli SPOILER.
 
Traduzione: Daniela Mastropasqua
 
Sembra proprio che ancora una volta Prison Break sia riuscita a reinventarsi.
Wentworth Miller Già. Una delle caratteristiche di questa serie è che non ha paura di prendere quello che abbiamo fatto, cancellarlo e reinventare tutto daccapo, stagione dopo stagione. È rischioso, ma penso che stia dando buoni risultati.
 
Wentworth Miller È più facile per un attore sapere che ogni stagione sarà completamente diversa?
Sicuramente rende le cose più interessanti perché non c’è la routine di altre serie del genere dove l’unica cosa che cambia episodio dopo episodio è il modo di morire della vittima. Come attore hai sempre un nuovo campo d’azione in cui muoverti e questo rende tutto più divertente.
 
Parlando di ambientazioni, ti fa piacere esser tornato a girare a casa, a Los Angeles?
Mi piaceva Dallas e mi piaceva girare per la strada. Era diverso e forniva alla serie un qualcosa di nuovo. Vengono girate così tante serie a Los Angeles. Invece penso che girare prima a Chicago (la serie 1) e poi a Dallas (la serie 2 e 3) abbia conferito alla serie un aspetto nuovo e diverso. Di certo è bello sdraiarsi nel proprio letto la sera, è una cosa che non ha prezzo. Siamo stati in viaggio per tre anni e tornare a casa è magnifico.
 
Immagino che uno degli aspetti negativi di Los Angeles sia legato al prezzo della fama e riguardi i paparazzi che sono appostati ovunque. Pensi che la limitazione della privacy sia un prezzo giusto da pagare per diventare una star televisiva? Eri preparato a questo quando accettasti di lavorare a questa serie?
Non penso si possa essere preparati a qualcosa come quello che mi è successo nella prima serie. La trasmissione ebbe subito uno straordinario successo e io ho dovuto imparare molte cose strada facendo. Eppure avevo speso 4 o 5 anni in una scuola di recitazione. Ci avevano parlato di diplomazia, di politica ma mai della relazione con il pubblico e tanto meno con i paparazzi, quindi era tutto assolutamente nuovo per me. Sto ancora cercando di capire cosa tutto questo effettivamente significhi e cosa comporta nella mia vita. È un processo in continua evoluzione e comunque penso che ci siano delle differenze tra il lavoro per la tv e quello per il cinema. Perché, quando giri un film per il cinema, registri per un paio di mesi, fai le interviste e poi il film viene trasmesso nelle sale. Invece, per quanto riguarda la tv, giri all’incirca per 10 mesi l’anno ed è un processo continuo. Se dicessi di sì a tutte le richieste della FoxPr dovrei rilasciare interviste sulla serie 365 giorni l’anno in giro per il mondo. È un’esperienza più forte ed intensa.
 
Sei sorpreso di come lo show sia stato tradotto in tutto il mondo?
È incredibile. Secondo me la serie ha un modesto successo negli Stati Uniti. Certo siamo orgogliosi di avere fedeli telespettatori ma in fin dei conti il numero non è cambiato tantissimo rispetto alla prima serie. Ma oltreoceano dove Prison Break è il numero uno nella classifica dei dvd venduti in Giappone, 135 milioni di persone vedono la serie ogni settimana. Questi sono numeri davvero straordinari. È sorprendente e gratificante sapere che fai parte di una trama che supera barriere culturali, barriere linguistiche e tocca la vita della gente, riuscendo a intrattenerla in tutto il mondo.
 
Già, rimango costantemente impressionato dal numero dei commenti in lingua non inglese che vengono lasciati sul sito Tvaddict.com
La serie ha un fascino universale e sapere che fai parte di una cosa del genere, un’opportunità unica nella vita, è veramente gratificante.
 
Sei contento per il ritorno di Sara?
Sì, certo. Adoro lavorare con lei. Penso che abbia aggiunto qualcosa di veramente unico alla serie … qualcosa che ha a che vedere con gli estrogeni. Penso che sia in grado di tirare fuori un lato di Michael che non potreste mai vedere quando per esempio è di fronte a T-Bag, Mahone o chiunque altro. È amata dai fans che hanno voluto dire la loro opinione dopo la sua partenza. Sono stati ascoltati e rispettati, sono una parte attiva di questo processo. Loro sono la ragione per la quale noi facciamo il nostro lavoro. Sono molto contento perché abbiamo avuto la forza di capire l’errore che avevamo commesso e abbiamo fatto di tutto per riportarla indietro.
 
L’eliminazione di tutto il tatuaggio mi ha molto sorpreso mentre guardavo l’anteprima. Da dove è venuta questa decisione e ne sei contento?
Sì. Dopo i primi tempi quel tatuaggio era diventato per me troppo gravoso. Anche quando non l’applicavamo dovevamo fingere che ci fosse. E questo significava indossare magliette con le maniche lunghe a Dallas dove la temperatura superava i 40° e me ne dovevo stare accucciato nella cella di una prigione. Tutto il sudore che si vedeva sulla mia fronte era naturale. Non venivo spruzzato con dell’acqua prima delle riprese.
Quel tatuaggio ha fatto la sua parte ma sono contento della decisione che abbiamo preso alla fine. Volevamo fosse chiaro quanto questa esperienza abbia significato per Michael che ha dovuto pagare un prezzo all’interno e anche all’esterno del suo corpo. Il tatuaggio è un segno tangibile della sua avventura che lo ha marcato.
 
Certo che la tua immagine con quel tatuaggio sul corpo è stato un ottimo modo che ha aiutato a  pubblicizzare e lanciare la serie all’inizio. Ma tornando indietro nel tempo, hai indossato questo tatuaggio prima di ogni episodio per 7 anni!
[Ridendo.] Già. Mi ricordo quando girammo l’episodio pilota, pensai “Wow, è impressionante!” Ma poi, dopo quattro o cinque volte che me ne ero rimasto per due ore dopo che tutti gli altri erano già andati a casa per poterlo togliere … la fatica ha cominciato a farsi sentire e il mio rispetto per tutti coloro che hanno lavorato a Star Trek è cresciuto enormemente. Perché sottoporsi a questa processo ogni giorno, tenere addosso questa protezione di plastica per 12 ore ogni volta, è veramente faticoso. Quindi mi inchino davanti a loro.