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Il Palazzo del Vicerè, con Gillian Anderson e Hugh Bonneville, da oggi al cinema

Giovedì 12 Ottobre 2017



Un vivido e coerente racconto di un periodo incredibilmente complesso della storia indiana, perfettamente reso dalle performance di Bonneville e, soprattutto, Gillian Anderson
Screen International, Wendy Ide

IL PALAZZO DEL VICERÉ

un film di Gurinder Chadha
con Hugh Bonneville, Gillian Anderson

Il Palazzo del Vicerè con Gillian Anderson e Hugh Bonneville


I tumultuosi anni della fine dell’impero britannico in India. La storia d’amore tra due giovani, la musulmana Aalia e l’induista Jeet, che sfida le convenzioni e il destino nel maestoso palazzo dell’ultimo Vicerè, Louis Mountbatten.
Dalla regista di “Sognando Beckham” Gurinder Chadha, un’opera di ambientazioni, costumi e fotografia da grande film inglese, con gli straordinari interpreti Hugh Bonneville (Downton Abbey) e Gillian Anderson (X-Files).

SINOSSI
Nel 1947, dopo 300 anni, il dominio dell’Impero Britannico in India si avvicina alla fine. Il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten, con la moglie e la figlia, si trasferisce per sei mesi nel Palazzo del Viceré a Delhi. Il suo delicato compito, come ultimo Viceré, è quello di accompagnare l’India nella transizione verso l’indipendenza. Presto, però, nonostante gli insegnamenti di Ghandi, la violenza esplode tra musulmani, induisti e sikh, e sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan, coinvolgendo anche gli oltre 500 membri dello staff che lavorano al Palazzo. La storia d’amore tra due giovani indiani, entrambi a servizio del Viceré, la musulmana Aalia e l’induista Jeet, rischia di essere travolta dal conflitto delle rispettive comunità religiose. E quando la situazione precipita si troveranno a dover prendere una decisione epocale.

La regista anglo-indiana Gurinder Chadha, la cui famiglia è stata coinvolta negli eventi tragici di cui il film racconta, ha ricostruito lo straordinario momento politico e diplomatico che portò alla Partizione dell’India e di cui furono attori protagonisti l'ultimo viceré Lord Mountbatten da parte inglese (dietro il quale c’era Churchill, che voleva salvaguardare gli interessi economici britannici nell'area) e i leader locali: Ghandi, Nehru e l'islamico Jinnah, padre fondatore del Pakistan.


NOTE DI PRODUZIONE
UNA STORIA PERSONALE
La Partizione dell'India del 1947 ha sempre fatto parte della vita di Gurinder Chadha. Benché sia cresciuta nella Londra occidentale e sia nata a Nairobi, in Kenya, 13 anni dopo che il controverso piano di Lord Mountbatten tracciasse una frastagliata linea di demarcazione tra la regione nordoccidentale della neonata Unione Indiana Indipendente per creare il Dominion del Pakistan, la cineasta anglo-punjabi si descrive come una persona cresciuta “nell'ombra della Partizione”.
I suoi antenati vivevano nella regione collinare ai piedi dell'Himalaya che oggi si trova dal lato pakistano del confine. I suoi nonni sono sopravvissuti ai tumultuosi eventi che hanno visto esplodere la violenza settaria tra la minoranza musulmana della popolazione dell'India (che implorava di poter restare nella sua terra natia) e la maggioranza induista e sikh del paese, che ebbe come conseguenza la più grande emergenza profughi che il mondo abbia mai vissuto; in una gigantesca diaspora, si stima che durante la Partizione 14 milioni di individui siano stati sfollati e circa un milione di persone sia deceduto. L'indipendenza dell'India era una causa degna di essere celebrata e altrettanto lo era la creazione del Pakistan per i numerosi milioni di musulmani. Ma il processo attraverso il quale questi obiettivi furono raggiunti causò sofferenze indicibili a moltissimi indù, musulmani e sikh.”
Come sceneggiatrice e regista, Chadha ha ripetutamente innestato la sua esperienza di donna inglese originaria del Punjab in film edificanti e divertenti, a partire dal suo innovativo lungometraggio di esordio “Picnic alla spiaggia” nel 1993 al film campione di incassi “Sognando Beckham”. Fino a quel momento ha sempre evitato di affrontare l'aspetto tragico delle sue origini culturali e famigliari in un film perché lo considerava “troppo cupo, troppo traumatico.”
Poi, nel 2005, prende parte a Who Do You Think You Are?, una serie di documentari della BBC sull'albero genealogico di vari personaggi e torna nel paese natale dei suoi antenati. “Ero piuttosto reticente nell'esprimere i miei sentimenti nei confronti del Pakistan”, ricorda oggi. “Nel programma, quando arrivo in Pakistan, dico che preferisco riferirmi a quella terra chiamandola ‘l'India prima della partizione’. Ma poi sono andata a Jhelum per cercare di rintracciare la casa di mia nonna e alla fine ci sono riuscita grazie all'aiuto delle persone che ora risiedono in quella cittadina.” Chadha rimane colpita dal calore e dalla generosità dei pachistani che incontra. “Ma l'aspetto più commovente è stato incontrare tante persone anziane che alle mie domande ‘Da quanto tempo vivi qui? Conoscevi mio nonno?’ rispondevano tutte, senza eccezione alcuna, ‘Oh sono arrivato qui nel ’47. Sono arrivata qui nel ’47’. Quindi ho avuto la netta percezione che un'intera comunità sikh sia stata espulsa dal Pakistan e sostituita da un'altra comunità, proprio come la nuova comunità musulmana è stata essa stessa espulsa dall'India e dalle proprie abitazioni ancestrali. Mi hanno realmente restituito il significato profondo della Partizione.”
È allora che Chadha si rende conto di dover affrontare le sue paure e realizzare il suo film sulla partizione. “Ho deciso che volevo fare un film su quella che io chiamo la Partizione del Popolo”, spiega. “Non desideravo soltanto esplorare i motivi storici che hanno portato alla Partizione e concentrarmi sulle dispute politiche di personaggi pubblici. Volevo anche fare in modo che il pubblico comprendesse l'impatto di quella scissione sulla gente comune.”
Per questo motivo Chadha concepisce l'idea di ambientare interamente la sua storia all'interno del palazzo del viceré, la sede governativa dell'Impero anglo-indiano a Nuova Delhi, per creare una “visione della Partizione che contempli i piani alti e i piani bassi”, che si concentri sui negoziati ai piani superiori tra Lord Mountbatten, l'ultimo viceré dell'India, e i leader politici del paese Nehru, Gandhi e Jinnah, intrecciando contemporaneamente le vicende personali degli indiani che risiedono negli alloggi ai piani inferiori (le loro speranze e i loro timori riguardo all'impatto che tali negoziazioni avranno sulle loro vite).
“Nel film, la residenza del viceré è quasi un personaggio a pieno titolo”, sostiene Chadha. “È stata progettata dall'architetto Lutyens e la sua edificazione è durata 17 anni. È un palazzo dallo stile architettonico imponente, espressione del potere imperiale, che aveva lo scopo di intimidire. Sono sicura che quando la costruzione fu ultimata nel 1929, nessuno avrebbe mai immaginato che nel giro di meno di 20 anni sarebbe diventata la dimora del primo Presidente dell'India (ed è tutt'ora una delle più estese residenze di un capo di stato del mondo!)”.
Mentre sviluppava la sua idea di struttura narrativa del film, Chadha si è messa in contatto con Cameron McCracken (Produttore esecutivo e Direttore operativo di Pathé in Gran Bretagna) per chiedergli un aiuto a concretizzare il progetto. McCracken ha coinvolto la BBC, il British Film Institute, la società di produzione Ingenious e Reliance Entertainment, la più grande società cinematografica indiana che ha assunto il ruolo di co-produttore e co-finanziatore. Inoltre, Deepak Nayar è entrato a far parte del progetto come produttore principale. La combinazione di sostenitori britannici e indiani ha offerto a Chadha la possibilità di realizzare il genere di film che ha sempre amato fin da bambina, ma di cui lamenta l'attuale scarsità e rarità: l'epopea storica inglese. Quantunque si inchini alla genialità dei rispettivi autori, Chadha vede il suo film iscriversi nella stessa tradizione cinematografica di Passaggio in India di David Lean (1984) e Gandhi di Richard Attenborough (1982).
“David Lean è sempre stato uno dei miei cineasti preferiti”, rivela. “Adoro le grandi produzioni inglesi che sono dipinti epici di un capitolo storico. È un peccato che non si facciano più quei film che narrano gesta eroiche e si rivolgono a un grande pubblico, perché in un certo senso ci aiutano a definire la nostra identità nazionale. Ci raccontano chi siamo rivolgendo lo sguardo al passato, guardando la nostra storia per comprendere il nostro presente. Era esattamente questo il mio obiettivo con questo film: rivolgermi al maggior numero di spettatori possibile per ricordare loro un evento immensamente importante che è stato per lo più dimenticato.” Ma nonostante si inserisca nella stessa tradizione di altri film sul regime coloniale britannico, il film di Chadha adotta un punto di vista molto diverso, essendo lei la prima regista anglo-asiatica ad esaminare il ruolo degli inglesi in India.
“Essendo cresciuta in Gran Bretagna, mi è sempre stata insegnata la ricostruzione storica comunemente data per acquisita degli eventi del 1947, secondo la quale dopo una lunga lotta per la liberazione condotta da Ghandi, gli inglesi erano pronti a restituire all'India l'indipendenza e avevano inviato Lord Mountbatten a tale scopo, ma gli indiani avevano iniziato a litigare tra di loro”, continua. “E a causa di questo, Mountbatten non aveva avuto altra scelta che dividere il paese. Dunque in un certo senso la violenza della Partizione è stata colpa nostra. Questa è la versione storica rappresentata nell'autorevole film di Attenborough Ghandhi. Ma se si esaminano alcuni fatti, è evidente che si tratta di un'interpretazione molto tendenziosa.”
“Dopo due cento anni di potere coloniale britannico in India, gli indiani si coalizzarono contro i regnanti inglesi nell'ammutinamento indiano del 1857, altrimenti detto "prima guerra d'indipendenza indiana", a seconda del libro di storia che si legge. Gli inglesi riconquistarono il controllo degli stati, ma rimasero scioccati dalla forza degli rivoltosi e dunque fomentarono la tattica politica imperiale britannica del ‘divide et impera’ e gettarono i semi della separazione tra indù e musulmani.”
Il film si apre con la citazione La storia è sempre scritta dai vincitori.
“Il mio intento è analizzare come una persona come me possa esaminare le nuove prove storiche e contemplare una versione degli eventi alternativa rispetto a quella che mi è stata impartita da bambina. Quando la morsa degli inglesi in India iniziò ad allentarsi, il conflitto esplose in un vuoto di potere sempre crescente e gli inglesi accelerarono la loro partenza dal paese, forse perché realmente convinti che così facendo la violenza sarebbe diminuita o forse perché volevano davvero scappare a gambe levate dal pasticcio che avevano creato. O forse c'era una ragione completamente diversa: il desiderio del regime di disegnare una certa mappa del mondo postbellico.”
Oltre ad essere un prodotto della Partizione, Chadha è anche un'ex giornalista della BBC e dunque provava un forte senso di responsabilità nell'approfondire il più accuratamente possibile le sue ricerche e verificare la veridicità dei fatti e degli eventi. E questo aspetto ha reso la scrittura della sceneggiatura di Il palazzo del viceré un viaggio di scoperta di per sé.