La vita è un telefilm: intervista a Leo Damerini e Chiara Poli
| Mercoledì 09 Luglio 2008 |
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E’ da poco uscito in libreria “La vita è un telefilm”, una raccolta di oltre 2000 frasi che hanno fatto la storia deelle nostre amate serie tv, a cura di Leopoldo Damerini e Chiara Poli. Ricordiamo che Damerini è co-autore del "Dizionario dei telefilm", ha fondato l’accademia dei telefilm ed è direttore artistico del Telefilm Festival di Milano mentre Chiara ha scritto “Ammazzavampiri - La prima guida italiana al serial TV Buffy”, e si occupa di ricerca sui meccanismi dell’intrattenimento seriale. Il volume è suddiviso in 300 categorie di facile consultazione dalla “A” di Amore alla “V” di Vita, ma non è una semplice enciclopedia. Come spiegano i due autori nell'Introduzione: «Il libro nasce con l'intento di raccontare come siano cambiati i telefilm e noi con loro, quanto ci abbiano appassionati, cresciuti, entusiasmati. Quanto abbiano colto nel segno, anticipato i tempi, specchiato la società, creato modelli e stili di vita. E come talvolta ci abbiano addirittura influenzati». Telesimo ha incontrato per voi Leo Damerini e Chiara Poli per capire quali delle frasi raccolte hanno influenzato la loro vita , quali telefilm li hanno maggiormente appassionati negli anni e cosa li aspetta nel futuro. Innanzitutto complimenti per l’opera realizzata, davvero imperdibile per i telefilm maniaci come i visitatori di Telesimo. Ma entriamo nel personale. Quale frase contenuta in “La vita è un telefilm” è la vostra preferita? Leo Damerini: Quella di Jack di "Lost": "Se non riusciamo a vivere insieme, moriremo da soli". A mio avviso è illuminante. Getta una nuova luce sulla serie di JJ Abrams. "Lost" non è più, solo, un mystery-serial, ma una sorprendente metafora della Solidarietà. Solo uniti si può farcela. Solo insieme si può sopravvivere. E' quasi inutile cercare di rispondere agli interrogativi disseminati nella serie, se non riusciamo a risolvere quelli dentro noi stessi. Quella frase, a mio avviso, è come aver trovato l’ago in un pagliaio… Chiara Poli: Immagino di essere prevedibile… Ma nonostante l’impressionante numero di frasi che ho trascritto, la mia preferita resta la frase che Buffy rivolge a Dawn in The Gift, poco prima di gettarsi nel vuoto alla fine della quinta stagione: “La cosa più difficile del mondo è… viverci”. La trovo di una semplicità e di una veridicità disarmanti: la vita è una serie continua di sfide che non ci danno mai tregua. Esserne consapevoli rappresenta già un buon punto di partenza, ed accettare ogni nuova sfida, giorno dopo giorno, in realtà è tutto quello che dobbiamo fare. Poco importa se otteniamo sempre una “vittoria”: l’importante è darsi da fare. Provarci. Vivere, appunto. E quale invece è stata raccolta dal vostro co-autore e tu non avresti inserito? Leo Damerini: Quelle che, per mancanza di spazio, compariranno negli aggiornamenti. Chiara Poli: In realtà questa l’ho raccolta io, ma a sapere che avrebbe fatto scatenare Leo in tutto questo complesso discorso sulla solidarietà (voi avete letto la versione breve, io ho assistito a quella lunga!), avrei tralasciato “Se non riusciamo a vivere insieme, moriremo da soli” di Lost!! Quale è la vostra perla di saggezza preferita? Leo Damerini: Due a parimerito, una corollario dell'altra. "Non c'è bisogno di essere un uomo grande per diventare un grand'uomo" (Augustus Hill, Oz) e "Solo un grand'uomo riconosce la grandezza di un altro" (Denny Crane, Boston Legal). Chiara Poli: Anche io ne ho due da segnalare: “A volte siamo i peggiori nemici di noi stessi”, detta da J.D. in Scrubs – una serie che, sebbene esilarante, trovo ricchissima di riflessioni-verità sulla natura umana, e una perla di saggezza del buon vecchio “guru” Grissom, di C.S.I.: “Se cerchi di seguire due conigli, finisci per perderli entrambi”. Concordo con lui: spesso siamo spinti a voler fare tutto e subito. Invece credo che si debba avere il coraggio di seguire delle priorità, nella vita. Anche quando scegliere è davvero difficile. Quale quella che in qualche modo vi ha influenzato la vita (come anticipate nell’Introduzione)? Leo Damerini: Simbolicamente, "Energia!" del Capitano Kirk in "Star Trek". Non occorreva essere a bordo dell'Enterprise per compiere quei viaggi ai confini della realtà che ci hanno cresciuti, a me come a molti. Chiara Poli: “Spazio, ultima frontiera…”. L’incipit della serie classica, la prima che ricordo di aver seguito da piccola. La serie che, probabilmente, mi ha fatto “scoprire” il mio amore per i telefilm. In quale personaggio telefilmico vi identificate? Leo Damerini: Credo che ognuno di loro, chi più chi meno, ci offra qualcosa su cui ragionare, ridere, piangere, emozionarci. Spesso sono pezzi di puzzle che compongono un’anima intera, penso ai due protagonisti di “Nip/Tuck” o a Richie Cunningham e Fonzie in “Happy Days”…A volte non puoi sceglierne uno solo, devi abbracciarli entrambi, con tutti i pregi e i difetti del caso. Chiara Poli: Io mi sono sempre sentita incredibilente simile a Fox Mulder (X-Files), sebbene si tratti di un personaggio maschile. Forse perché ho sempre sentito un po’ “mia” la sua passione, la sua instancabile ricerca di una verità che rappresentava la possibilità di trovare risposte sul proprio passato e risposte sul futuro di tutti. Mulder è uno che crede davvero. Magari non nelle stesse cose in cui credono tutti… ma ci crede. Ed è disposto a tutto pur di darne prova. È un po’ come John Locke: un uomo di fede. E io mi sono sempre sentita un po’ così. Forse perché ho affrontato tanti momenti difficili, forse perché dover imparare a convivere con problemi di salute, rinunciando ai propri progetti per adattarsi a ciò che la vita ti impone, ha molto a che vedere con il concetto di fede. In noi stessi, nelle altre persone, nel valore della vita… Perciò sono irresistibilmente attratta da tutti i personaggi che in qualche modo rappresentano questa mia visione del mondo. Una curiosità; come vi siete divisi il lavoro? Immaginiamo per esempio che Chiara si sia occupata di Buffy… Chiara Poli: Ci siamo occupati entrambi delle serie che stavamo seguendo in quel momento (cioè: praticamente tutte!). Io mi ero creata un vero e proprio “programma di visione” in base alla programmazione televisiva e ai DVD, mentre Leo raccoglieva frasi un po’ dappertutto (e soprattutto in orari in cui io non avrei mai guardato la tv, per esempio a notte fonda!). Il mio lavoro è stato un po’ più “mirato”, nel senso che ho cercato di seguire quante più serie diverse possibile, mentre Leo ha avuto un importante ruolo di supervisione, nello stabilire quali e quante frasi selezionare fra quelle raccolte da una determinata serie, per mantenere un certo equilibrio. I telefilm quanto influenzano la morale e la cultura delle generazioni recenti? O invece i telefilm sono solo lo specchio della realtà? Leo Damerini: I telefilm sono la vera “Second Life”: ci rispecchiamo e ci identifichiamo negli Avatar Tony Soprano, Dr. Troy, Buffy Summers, Ally McBeal, Carrie Bradshaw…Solo che non ci forniscono soluzioni: siamo noi spettatori, come in un gioco virtuale, a doverci creare il finale che vorremmo. C’è una sorta di evoluzione darwiniana del genere seriale: dapprima c’era il gesto (il pollice in alto di Fonzie, il “Nano Nano” di Mork, il teletrasporto di “Star Trek”…), poi sono subentrati i primi vagiti (“Heyyy!”), infine i discorsi di senso compiuto. Ma già alle origini, nascoste tra le pieghe delle sceneggiature, si celavano i primi pensieri profondi: il motociclista Fonzie non ha nulla da invidiare al motociclista House quando osserva filosoficamente: “Quando uno corre sull’autostrada della vita deve dimenticare i limiti di velocità e deve andare a tutto gas!”. In realtà, credo lo si scopra leggendo “La vita è un telefilm”, non è che siano cambiati tanto i telefilm: siamo cambiati noi telespettatori. Prima forse eravamo noi ad entrare dentro i personaggi, oggi invece sono loro a sedersi di fianco a noi sul divano. Chiara Poli: Io posso dire con grande soddisfazione di accorgermi tutti i giorni, nel mio lavoro, che… sì: i telefilm influenzano la morale e la cultura delle generazioni recenti. Chi segue i telefilm con passione non si limita mai a “guardare la tv”: è pronto a recepire tutti i messaggi, le sfide, gli interrogativi e le risposte che gli autori inseriscono in ogni episodio. Così, la gente si chiede se l’atteggiamento morale di Jarod – il camaleonte sia corretto, se Lost rappresenti una metafora della società contemporanea fatta di luoghi spaventosi e di incapacità di comunicare, se i Cyloni di Battlestar Galactica non siano che un “pretesto” per fare i conti con noi stessi, con la nostra presunzione di fronte alla natura o alla scienza… Tutti i giorni vengo contattata da persone che leggono i miei articoli e sollevano quesiti come questi. E tutti i giorni ringrazio le serie tv per intrattenere ed offrire ai loro telespettatori l’opportunità di scambiare opinioni con altre persone, arricchendosi. In questo senso, i telefilm sono anche lo specchio della realtà: la vita è complicata e tutti noi abbiamo bisogno di evadere un po’ dalla realtà. Magari, che so, con una bella serie di fantascienza. Ma una volta “evasi”… non ci limitiamo a rilassarci, senza pensare a niente: continuiamo a sentire il bisogno di trovare noi stessi, il nostro mondo e la nostra cultura in ciò che vediamo. Segno del fatto che abbiamo ancora tanta voglia di comunicare e di “capire” noi stessi e gli altri. Alla faccia di chi sostiene che la tv uccide la fantasia… Quale telefilm secondo voi ha segnato e influenzato maggiormente la società italiana? Leo Damerini: Tanti, non da ultimi i medici “ER” e “Dr.House”, capaci di creare discussioni e confronti all’interno anche della Sanità italiana o il Ministro Visco che il giorno dopo la criticata pubblicazione on line dei redditi ha replicato che “basta guardare un qualsiasi telefilm americano” (mica la CNN!) per verificare che avviene anche in America…Si pensi solamente ai trend modaioli lanciati da “Miami Vice” (la t-shirt sotto la giacca di Sonny) o i feticismi da tacco 12 di Carrie&Co. in “Sex and the City” per sottolineare come talvolta i serial siano addirittura anticipatori di tendenze. Mi viene poi in mente “Perry Mason”, che ha talmente influenzato all’epoca l’opinione pubblica che ancora oggi in Italia si pensa che ci si debba rivolgere al presidente della corte con l’espressione “Vostro Onore”, tipica del processo anglosassone; tanto modello extra-televisivo che un disegno di legge che consente agli avvocati italiani di indagare come pubblici ministeri porta il nome di “Perry Mason”! Chiara Poli: Tutte le serie citate da Leo hanno avuto un’influenza tangibile sulla realtà italiana. Ma credo che, nel loro piccolo, anche altri telefilm abbiano “scatenato” qualcosa. Supercar negli anni ’80 ha diffuso la “K.I.T.T. mania” dei frontalini luminosi sulle auto, Dallas per un certo periodo ha dato il via ad una “moda anagrafica” (conosco una Sue Ellen…), Gilmore Girls ha “rivitalizzato” le mamme italiane, che hanno iniziato a seguire la serie insieme alle loro figlie e hanno colto l’occasione per costruire un rapporto di maggior confidenza con loro… Insomma: tante serie, in qualche modo, ci hanno influenzati. Magari non andiamo in giro vestiti da vulcaniani come accade in America (anche se alle conventions italiane si fa questo ed altro, e ben venga!) ma ci portiamo dietro qualche “pezzetto di telefilm” anche noi… Da guru telefilmici quali siete vi chiediamo una previsione; quale sarà la serie televisiva evento della prossima stagione tv? Puntate su Fringe di J.J. Abrams, su Dollhouse di Joss Whedon, sullo spinn off di Beverly Hills o su quello di The Office? Leo Damerini: Personalmente, su nessuno di questi. Mi suonano un po’ tutti come un deja vu. Trovo che “Tell me you love me” sia il miglior telefilm degli ultimi anni, anche se non si rivolge al vasto pubblico: nell’anno della scomparsa di Antonioni e Altman, forse segnala simbolicamente che l’eredità del cinema d’autore, come in una staffetta ideale, è passata dal grande al piccolo schermo. Chiara Poli: Io mi permetto di dissentire e punto come sempre su Joss Whedon, che finora non ha sbagliato un colpo. Anzi, penso che proprio quel sapore di déjà vu di cui parla Leo possa essere il piatto forte: Whedon è maestro nel rielaborare materiale già esistente, creando una formula originale che conquista il pubblico e si trasforma in “mito televisivo” seduta stante. Penso invece che 90210 sarà una delusione sotto molti punti di vista, e che il destino di Fringe dipenda molto da come verrà sviluppata la serie… e da chi la svilupperà. Sappiamo tutti che J.J. Abrams è un vulcano di idee e non riesce mai a “fermarsi” su un progetto per molto tempo… Infine, ci anticipate i vostri prossimi progetti? Leo Damerini: Oltre agli aggiornamenti della quarta edizione del “Dizionario dei telefilm” e di “La vita è un telefilm”, ho nella testa da anni due biografie che sono tra loro agli antipodi…Devo solo decidere da quale cominciare…! Chiara Poli: Io continuerò a guardare la tv armata di taccuino per trascrivere le frasi migliori, e mi concentrerò completamente sul mio lavoro quotidiano per Foxtv.it , che trovo estremamente gratificante: stimola la mia capacità d’analisi perché ogni giorno mi costringe a cercare spunti originali su serie che magari ho già ampiamente trattato. E, soprattutto, mi consente di confrontarmi con altri appassionati di tv e mi offre l’opportunità di “spargere un po’ di cultura telefilmica”, come dico io, consigliando le serie da recuperare, le novità da non perdere, offrendo nuove prospettive sulle serie del momento… Per ora sono molto concentrata su questo. In futuro… si vedrà! Leo Damerini è su MySpace: telefilmcult.blogspot.com Chiara Poli è su Schermo Tv: www.schermotv.com |

