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Il Trono di Spade: intervista a John Bradley

Mercoledì 15 Marzo 2017

Il Trono di Spade (Game of Thrones)



In occasione dell'uscita in home video della sesta stagione de' Il Trono di Spade - Game of Thrones, vi proponiamo un'intervista a John Bradley, che ci parla del suo personaggio, Samwell Tarly, primogenito di Lord Randyll Tarly e della moglie Melessa Florent.

Il Trono di Spade (Game of Thrones)Q: Sicuramente tu e Hannah Murray vi siete avvicinati molto. Com’è lavorare con lei?

JB: Hannah e io abbiamo approcci diversi alla recitazione perché lei ha fatto Skins, ovviamente, che era un drama di alto profilo, quindi lei era un’attrice professionista mentre io andavo ancora alla scuola di recitazione. Abbiamo affrontato processi diversi. Io voglio sempre provare prima di girare, è la differenza più grande tra noi. La sera prima voglio scorrere la parte ed esplorarla, pensare a tutti i modi migliori per renderla, fare luce da diversi angoli e arrivare sul set con il prodotto finito anche se non lo è mai perché cambia in continuazione. Con il passare del tempo sto capendo sempre di più quanto sia per lo più una perdita di tempo perché se insieme al regista si arriva comunque a queste scelte allora è una fantastica coincidenza e probabilmente non accadrà. Ma mi piace far vedere il mio lavoro, sono sempre stato così. Mi piace arrivare lì e non voglio che la gente pensi che sono stato al bar fino alle 3, voglio che pensino che ho lavorato.

Q: E com’è invece l’approccio di Hannah?


JB: Hannah ha un approccio più istintivo, quando prova la parte non pensa a qualcosa in particolare ma vede come si sente. Quando si tratta di recitazione c’è una differenza tra quelli che pensano e quelli che si affidano alle sensazioni. Qualcuno in un’altra intervista mi chiese cosa mi fece decidere di diventare attore. Le prime cose che guardavo erano le comedy e le sit-com come Dad’s Army. Non andavamo mai al cinema e non guardavamo nemmeno i drama quindi sono cresciuto con questo incrocio tra attori e intrattenitori. Erano attori in termini di immersione nella parte e di come mostravano il personaggio, ma puntavano anche ad intrattenere il pubblico e io penso di aver portato un po’ di questo in quello che faccio. Mi piace avere il tempismo giusto. Hannah potrebbe pensare che è un po’ troppo superficiale perché a lei piace reagire istintivamente a risposte emotive provenienti da stimoli, ma a me piace calcolare un po’ i tempi.

Il Trono di Spade (Game of Thrones)

La serie è già abbastanza buia e sarebbe bello illuminarla un po’ con questi piccoli momenti nei quali le battute sono leggermente comiche. Io porto un po’ più di luce con questo approccio rispetto a quello di Hannah, molto istintiva e decisa a mostrare la verità sullo schermo. Ma credo che funzioni! Credo che la cosa positiva dell’avere sceneggiatori compassionevoli e sensibili sia che loro troveranno sempre i tuoi punti di forza e scriveranno in base ad essi e David [Benioff] e Dan [Weiss] hanno fatto sì che fosse una vera collaborazione fin dal primo giorno. Non c’è mai stato un approccio da pungo di ferro. Vogliono metterti alla prova ma supportarti allo stesso tempo.

Q: Quanto si è fatta più profonda e quanto è cambiata l’esperienza rispetto ai giorni in cui eri appena uscito dalla scuola di recitazione? Si nota questo nel corso delle stagioni?

JB: Direi di sì. Si vede nelle stagioni perché David e Dan con il loro modo di scrivere riescono a raggiungere quell’equilibrio matematico nel dare a tutti i personaggi qualcosa interessante da fare. Basti pensare al fatto che ci sia un viaggio per tutto il corso degli episodi, dal primo al decimo, in tutte le stagioni. Al decimo episodio non ci si ritrova mai dove si era al primo, o addirittura al nono, perché i personaggi evolvono in fretta. Li vediamo in blocchi di sviluppo ma la cosa interessante per me è che si muovono molto in fretta, quando inizia una nuova stagione non è mai chiaro quanto tempo sia passato dalla fine della stagione precedente quindi bisogna immaginare alcuni sviluppi che non sono stati mostrati sullo schermo per mantenere una coerenza. È come silenziare una canzone per dieci secondi: la canzone continua ma tu la riprendi in un altro momento. È interessante recitare così perché è tutta questione di agilità mentale. All’inizio è stato difficile per me perché uscivo da una scuola di recitazione nella quale una storia si iniziava e finiva, il viaggio si concentrava in un blocco da due ore o un’ora e mezza e il giorno dopo si iniziava un altro viaggio. Ho imparato ad essere un attore a scuola ma ho imparato ad essere un attore per la cinepresa nel Trono di Spade. Per quanto riguarda l’affiatamento della squadra, la professionalità della truppa e la qualità del materiale… non potrei chiedere di meglio.
Il Trono di Spade (Game of Thrones)
Q: La serie è famosa per i suoi colpi di scena. Dobbiamo aspettarcene di più a partire da questa, sesta, stagione?

JB
: Ci sono molti momenti che credo piaceranno molto al pubblico. Dopo tre, quattro stagioni David e Dan sanno che le persone hanno iniziato ad anticipare la storia. Alcune persone potrebbero pensare “Questo l’abbiamo visto, qui sappiamo che di solito c’è un momento clou, lì potrebbe essere tranquillo per un paio di episodi e poi si ricomincia”. Ma David e Dan sanno che la gente sa queste cose e quindi ora devono fare il doppio gioco e anticipare a loro volta. Danno loro quello che vogliono fino a un certo punto, ma nessuno guarda uno show del genere per avere quello che si vuole. Nessuno mette volontariamente a dura prova le proprie emozioni per avere ciò che si vuole. È tutta questione di dare loro ciò che non vogliono e farli soffrire.


La serie tornerà in onda con la settima stagione dal 16 luglio su HBO, e in Italia, poco dopo su Sky Atlantic.